Tutti aspettano qualcosa

pubblicato su: olioofficina.it

Nella filiera olio si parlano lingue diverse. È ora di finirla con la caccia alle mosche o il refrain delle frodi. Quando il malato è grave, bisogna reagire con una nuova terapia. Troppe le stars che si sentono protagoniste ma mettono volentieri in ombra l’olivo e l’olio. Mille i personaggi in cerca d’autore. Ciò che manca è una guida. Cercasi coach disperatamente

Ho come l’impressione che si siano forse persi gli animi e le speranze. Tutti aspettano qualcosa, sia quelli che fanno che quelli che non fanno. Magari è arrivata l’ora di cambiare atteggiamento. È ora di finirla con la “caccia alle mosche” o con “scova la frode”. Non ci vuole nemmeno di soffermarsi a leccarsi le ferite o di assumersi per l’ennesima volta le proprie colpe. Quando il malato è grave bisogna semplicemente reagire con una nuova terapia in cui credere fortemente.
Non è il settore malato, è semplicemente l’atteggiamento malato. I conti non tornano, le forze per farli tornare non ci sono, le capacità tecnico-strategiche manco a parlarne.
I produttori si sono convinti che fino a quando verrà venduto olio a 11,90 euro la lattina da 5 litri tutto è inutile.
I confezionatori pensano che finché gli olivicoltori non gli venderanno l’olio a 2 euro al litro loro sono costretti ad emigrare per mantenere alto il nome dell’olio italiano.
I frantoiani nel mezzo dicono: ma senza di noi dove andate? Dall’oliva all’olio bisogna per volere di Dio passare attraverso un frulla-separatore.
Nella filiera si stanno parlando lingue diverse. O si adotterà un linguaggio comprensibile per tutti o ognuno dovrà fare tutto da se e i risultati non saranno certo eloquenti. Sono più di trent’anni che si cerca di trovare soluzioni al dialogo. Tutti hanno voglia di farcela in nome dell’olivo e del Bel Paese.
Più vado avanti nelle considerazioni e più mi si spegne quell’istinto di voler mantenere alta la vostra attenzione, un po come succede a un malato che con i giorni che passano perde la grinta per combattere e perde la speranza.
Dopo la scorpacciata che le mosche qualche settimana fa si sono fatta, tutti hanno visto la soluzione in un tecnico, in un venditore di prodotti, nel vicino a cui far riferimento perchè ne sa più di noi, in un’associazione che ha bisogno di riacquistare un ruolo tra i tanti che gli si erano dati e ormai persi nei cassetti tra le carte.
Provo tristezza a scrivere tutto questo, figuriamoci voi a leggerlo.
La nostra olivicoltura ha bisogno non di quei troppi esperti o tecnici, che circolano con bicchierini sotto il naso o con la valigetta bocconiana. È questo uno dei pochi settori in cui l’esperto deve conoscere olivo, olio e tutti i processi produttivi di cui ha bisogno, che non devono essere ignorati da chi vuole fare lo sniffatore, il venditore o semplicemente il comunicatore di questo complesso, difficile, quanto indispensabile (solo per una piccola parte del mondo) alimento.
Mi sembra di assistere a una sfilata di stars dell’olio. Provate ad immaginare che un meraviglioso film venga usato per far brillare critici, sale di proiezione, bigliettai, e magari le comparse che per pochi secondi hanno partecipato alla registrazione non conoscendo nemmeno la trama del film. Ecco l’olio ha quasi perso il suo posto d’onore, sottratto da mille personaggi in cerca d’autore.
Lo stesso produttore è diventato più importante dell’olio che produce. Era stato detto: mettici la faccia, non sostituisciti all’olio! Ma forse guardando il Signor Giovanni che da quando ci ha messo la faccia è diventato più famoso del suo tortellino tutti avranno pensato: e perchè io no?
Spesso le domande più imbarazzanti mettono in difficoltà i grandi esperti, mentre ti accorgi che gli avventurieri in cerca di una identità sociale azzardano risposte così convincenti da sembrare vere.
Ma quale olio devo comprare al supermercato perchè possa essere sicura che sia buono? Chiede la Sora Maria. Che varietà devo piantare per fare un buon olio? Chiede il produttore.
Le risposte richiedono giorni di lezione eppure incontri “espertolivoli” che senza esitare tra una telefonata e l’altra regalano affermazioni incondizionate anche gratis, visto che lo fanno per passione e per amicizia!
Non parliamo poi di corsi, concorsi e ricorsi. Ognuno il suo e guai chi glielo tocca. Nome depositato presso camera di commercio e rimarrà in eredità al figlio! Anche qui mi sembrano comunque siano arrivati i tempi duri della spending review. E poi anche qui, girano voci che quelli italiani non siano più di moda, meglio se fatti nell’emisfero sud del Mondo, anche se le stars non cambiano.
Per essere al passo con i tempi e per evitare che tutto sia perduto ora forse ci vuole altro. Forse un coach!? Avete capito bene, proprio un coach. Ci vuole una figura che sappia guidare e dare la voglia di credere in noi stessi e in quello che stiamo facendo. Che ci faccia riscrivere il capitolo che da il senso alla storia passata per non gettare all’aria quanto finora fatto, che passando per tanti errori oggi potrebbe rappresentare il punto di partenza per guardare al futuro. Per cominciare un percorso difficile quanto a volte impossibile non basta solo la convinzione personale, occorre chi al nostro fianco ci guidi verso l’obiettivo.
Cari colleghi dovrete diventare i coach delle aziende, trovare la strategia e applicarla con l’entusiasmo che riuscirete a trasmettere a chi lo sta perdendo. Usare la tecnica adeguata ad ogni azienda evitando sprechi inutili, ma non lesinando misure necessarie.
Immaginate di pedalare da soli su una ciclette, con un muro davanti? Diverso è avere una musica che detta i ritmi, avere al fianco chi ci ricorda perchè lo stiamo facendo, sapere sempre quando rallentare e quando accelerare, condividere con altri questo allenamento, trovare la voglia e l’entusiasmo per fare meglio il prossimo allenamento. Sentirsi giocatore di una squadra che vuole gareggiare. Non uso il verbo vincere altrimenti qualcuno dovrebbe perdere e quello potremmo essere noi. Ma quando si guarda un traguardo bisogna soltanto pensare di arrivare e magari senza cadere.
Cercasi disperatamente coach! Tutti tornino al loro posto. Di stars ne abbiamo piena la televisione!

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