L’anno nero dell’olio italiano

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Umbria: “Le aziende devono fare mea culpa”
di Gloria Bagnariol

SPOLETO – Prima le piogge eccessive, poi il picco di sole nei momenti decisivi della fioritura: sembra che tutto abbia cospirato contro le olive quest’anno. Il tempo ha compromesso la produzione e ha creato il clima perfetto per gli attacchi della mosca olearia che hanno definitivamente danneggiato i frutti dimezzando il raccolto. I dati dell’Ismea (Istituto dei servizi per il mercato agricolo alimentare) parlano del 45% di produzione in meno. “Un vero e proprio disastro”, secondo Sandra Monacelli, consigliere regionale in quota Udc che ha chiesto alla Regione di attivarsi per lo stato di calamità naturale: “Non possiamo affrontare il problema in maniera semplicistica, è a rischio una delle eccellenze non solo del territorio, ma di tutta l’Italia”.

Tutta colpa di madre natura quindi? Secondo Angela Canale, agronomo ed ex Presidente di Assoprol (organizzazione dei produttori olivicoli), prima di prendersela con il tempo e gli attacchi della mosca, i produttori dovrebbero fare mea culpa: “È vero, ci sono stati eventi climatici particolari, ma il problema è stato preso sottogamba. È da luglio che diciamo di fare attenzione, ma quasi nessuno ci ha preso sul serio”. Per Canale si corre il rischio di nascondere i veri problemi del settore: “Non c’è conoscenza, ci si affida a quello che facevano i propri nonni. Bisogna avere il coraggio di capire la differenza tra l’orto di casa e l’azienda agricola e scegliere cosa si vuole fare”.
Una chiave di lettura che pare confermata dalla vicenda di Giuseppe Giancarlini: 23 ettari di olivi nella zona di Trevi, è uno dei pochi ad aver salvato parte del proprio raccolto. Non ha una tradizione familiare nel settore, viene dalla città. Quello che ha imparato sull’olio lo ha studiato sui libri, non lo ha conosciuto grazie ai racconti del padre: “Questo basta per farmi vedere dagli altri produttori come un alieno, un ‘traditore’. Io ci metto tutto il mio impegno e la passione, ma non si può continuare a fare l’olio come 60 anni fa. L’agricoltura è cambiata, il clima anche, è necessario aggiornarsi”. Nonostante l’impegno, Giancarlini riuscirà a produrre solo il 38% rispetto all’anno scorso; ammette di essersi mosso in ritardo e che non tutte le aziende sono attrezzate per prendere provvedimenti.
Avere gli strumenti per difendersi non è solo una questione di conoscenza, ma anche un impegno economico che molti produttori non riescono ad affrontare. L’agricoltura soffre già una pesante crisi e le piccole aziende a conduzione familiare non riescono a sostenere costi aggiuntivi. Proprio per questo il consigliere Monacelli crede che si debba agire subito: “Ci sono state delle imprudenze? È probabile, ma la storia non si fa con i se e con i ma, è inutile ora pensare a chi ha sbagliato, dobbiamo solo contenere le conseguenze”. Canale riconosce le difficoltà economiche, ma è convinta che “l’ennesimo provvedimento tampone” non aiuterà il settore: “Certo, c’è la crisi. Ma chi vuole impegnarsi seriamente per fare impresa non può continuare ad agire alla meno peggio. Se non interveniamo sulle difficoltà strutturali continueremo a perdere terreno. Venti anni fa eravamo i primi produttori al mondo, poi siamo diventati i secondi, quest’anno scenderemo ancora di più. Quanto ancora dobbiamo rimetterci prima di cambiare passo?”.

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